stefano scardigli

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la fermata dell’autobus e l’arroganza del potere

Posted by sscardigli su 15 gennaio 2010

E’ un avvenimento piccolo piccolo, ben pochi se ne sono accorti. Nella sua piccolezza e’ pero’ un avvenimento molto significativo ed e’ esemplificativo di quello che sta succedendo in Italia.

In una via centrale di Roma, via del Plebiscito, da tempo immemore c’e’ una fermata per gli autobus relativa ad una decina di linee. Si trova sulla direttrice Stazione Termini – San Pietro, molto utilizzata non solo dai turisti ma anche dai residenti che si recano al lavoro o a fare shopping in centro. Sfortuna volle che tale fermata si trovi a pochi metri dall’ingresso della reggia romana del Presidente Berlusconi (Palazzo Grazioli, quello dove e’ il letto di Putin per capirci). Tale incresciosa situazione si protrae da diversi anni oramai ma, per non ben comprensibili “regioni di sicurezza”, qualche giorno fa sua Eccellenza ha deciso di sopprimere tale fermata. La fermata e’ sparita e migliaia di pedoni ora si devono fare un bel pezzo di strada a piedi ogni giorno. Da sottolineare che i mezzi pubblici continuano a transitare per detta strada che e’ tutt’ora aperta al transito dei pedoni e dei mezzi privati autorizzati. Quindi le “ragioni di sicurezza” sono da ricondursi al semplice fermarsi e ripartire degli autobus!
Se risultano incomprensibili le “ragioni di sicurezza”, risulta molto evidente il segnale che una simile operazione vuole mandare: “Io sono il capo e faccio quello che mi pare. E i cittadini-sudditi? A piedi. Faranno qualche sacrificio in favore della mia tranquillita’!”. Conoscendo l’ironia di Sua Eccellenza e’ facile supporre che avra’ anche aggiunto “gli fara’ bene alla salute camminare un po di piu’”.

Esistono diverse forme di violenza ma tutte hanno come connotazione comune il far prevalere la propria forza a danno di altri o di cose. Spesso il profitto personale diretto risulta trascurabile rispetto all’affermazione della propria presenza e dal potere che da esso discende. Come non citare l’Arancia Meccanica di Burgess e Kubrick? Nel caso del “teppismo”, ad esempio, la distruzione di un bene comune non porta alcun vantaggio all’attore se non la personale gratificazione associata al danno come dimostrazione di esistenza. Il lancio dei sassi da un cavalcavia e’ puro “divertimento” senza alcun profitto concreto. Lo stupro, la violenza domestica, il mobbing, lo stalking sono spesso legati a frustrazioni e al bisogno di affermazione della propria personalita’ ottenuta con il controllo dello “spazio” fisico e mentale di un altra persona.

Il lancio di un souvenir e’ sicuramente un atto di violenza, ma e’ un gesto da poveracci: pochi euro e un po di pazienza per trovare l’occasione giusta e tutti sono in grado di farlo.
Quanto potere ha dimostrato l’aggressore armato di statuetta? Ben poco. All’episodio non resta che tribuire la pieta’ doverosa nei confronti di un disadattato sociale.
La soppressione della fermata dell’autobus e’ invece un gesto di grande potenza e di grande violenza.
Sono pochi coloro che possono permettersi di alzarsi una mattina e pensare “questi autobus che si fermano e ripartono mi danno fastidio, adesso li faccio levare”. Sono pochi che possono permettersi di impugnare un telefono e nel giro di poche ore vedere una squadra di operai rimuovere la fastidiosa palina. Immagino anche la gratificazione di pensare alle decine di dipendenti dei trasporti pubblici che prendono atto e docilmente adeguano il loro operato ai desideri del Principe.
Non ho bisogno di immaginare, perche’ la provo direttamente, l’intima umiliazione del suddito che per non disturbare la tranquillita’ del Principe e’ costretto a fare a piedi quel tratto che fino a qualche giorno prima ha potuto fare con un autobus.
“Cosi’ va il mondo”, pensera’ l’uomo della strada, “vuolsi cosi’ cola’ dove si puote cio’ che si vuole, e piu’ non dimandate”.

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